Che aria tira oggi?

raffineria fuocoMilazzo, 27 settembre 2014. La Raffineria Mediterranea si ritrova con un serbatoio in fiamme e riesce a domarlo solo dopo dodici ore. Mezza giornata di intenso fumo nero distribuito nell’aria e nei polmoni degli abitanti di diversi comuni dei dintorni, ma c’è chi giura che i venti hanno portato parte del fumo fino ai Nebrodi da un lato e fino a Messina dall’altro. Non basta: nei tre giorni successivi il serbatoio continua a fumare, con meno intensità ma continua. Altre sostanze nocive si aggiungono a un’aria già rarefatta. In quegli stessi giorni migliaia di studenti e di lavoratori si trovano quasi “costretti” ad andare a scuola o sul luogo di lavoro. Con quali possibili ripercussioni sulla propria salute? Nessuna università, nessun ente di ricerca ci aiuta a individuare l’entità e la consistenza dei veleni immessi nell’aria del comprensorio milazzese. Sarà perché costa troppo, sarà perché nessuno è disposto a dire la vera verità su un’aria già compromessa dal traffico veicolare, di auto e di imbarcazioni, dalla combustione della centrale termoelettrica vicinissima alla raffineria. Come fare a capire quali sostanze si sono liberate in questi ultimi anni nell’aria e, soprattutto, dopo il disastro ecologico del 27 settembre?

Con l’aiuto di studi e ricerche personali e di un chimico, siamo riusciti a ricostruire il carico di elementi nocivi che respiriamo ogni giorno. C’è bastato registrare i sintomi di centinaia di persone per risalire al potenziale agente inquinante. Al primo impatto con i fumi (gli studenti del Liceo Artistico “R. Guttuso” di Milazzo sono diventati esperti nell’individuare la tipologia di fumo, essendo la loro scuola collocata a poche centinaia di metri dalla raffineria), le sensazioni sono uguali o similari per tutti: irritazione delle prime vie respiratorie, ingrossamento della lingua, arrossamento della cavità orale, fino ad arrivare, per i più sensibili, ai sintomi di stordimento, alla perdita di equilibrio, a gravi cefalee, al bruciore degli occhi. Questi sintomi sono per lo più attribuibili alla presenza di ozono nell’aria.

milazzo raffineria27settembre2014L’ozono è una forma allotropica dell’ossigeno, caratterizzato da un odore simile all’aglio. Nella stratosfera, la presenza dell’ozono è benefica e riesce a filtrare la pericolosità e l’intensità dei raggi ultravioletti. Nella troposfera, invece, ovvero nella parte più vicina alla crosta terrestre, è altamente inquinante e tossico. A potenziarne l’effetto negativo sulla salute dell’uomo, degli animali e delle piante è il periodo estivo con il suo calore e le ore diurne con il sole. Come si libera l’ozono? Quando particelle di ossido di azoto sono attraversate dai raggi ultravioletti. L’ossido di azoto, conosciuto anche come NOx, scaturisce fondamentalmente dalla combustione e può avere origini naturali (decomposizioni organiche anaerobiche, incendi e emissioni vulcaniche) e antropiche, cioè prodotte dall’uomo (traffico veicolare, combustioni a alta temperatura, impianti termici e centrali termoelettriche). Per via della sua azione fortemente acida, causa la senescenza e la caduta delle foglie più giovani nell’ambiente. Si può ritenere uno degli inquinanti atmosferici più pericolosi, sia per la sua natura irritante, sia perché in condizioni di forte irraggiamento solare provoca delle reazioni fotochimiche secondarie che creano altre sostanze inquinanti (smog fotochimico). Nell’uomo provoca allergie, bronchiti e intossicazioni (il gas ossida il ferro dell’emoglobina e non le permette di trasportare l’ossigeno). Nell’aria si distingue per il suo colore rossastro.

foglie inquinateI livelli naturali di biossido di azoto oscillano tra 1 e 9 µg/m³, ma nei paesi industrializzati i livelli sono compresi fra 20 e 90 µg/m³. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ritiene che l’esposizione a questo tipo di gas sia letale e raccomanda un limite giornaliero di circa un’ora (pari a 200 µg/m³), e un limite medio annuo (pari a 40 µg/m³). Gli ossidi di azoto, inoltre, producono danni alle piante, riducendone la crescita, corrodono i metalli, scoloriscono i tessuti, deteriorano gli edifici e le opere d’arte.

Poi si potrebbe parlare degli idrocarburi come il benzene, presente in grandi dosi presso le stazioni di rifornimento di carburanti (si raggiungono i 10.000 microgrammi/m³): nel breve termine provoca danni al sistema nervoso e a lungo termine riduce progressivamente le piastrine nel sangue. La IARC (International Agency for Research on Cancer) lo inserisce fra le sostanze con alto potere cancerogeno. Infine dei metalli pesanti, come il piombo, presente in gradi quantità presso zone a traffico veicolare intenso e le raffinerie. Ma si potrebbe parlare anche degli acidi e del particolato. Fermiamoci qui. Ozono, ossidi di azoto, benzene e piombo bastano da soli a caratterizzare un quadro di altissimo inquinamento, nocivo alla salute degli abitanti nel raggio di un centinaio di chilometri, anche se chi vive proprio a contatto è da considerare più esposto.
strumentomisurazionequalitaariaMilazzo e i comuni del comprensorio si trovano nel bel mezzo di un particolare contesto dove sono presenti emissioni vulcaniche (Vulcano, Stromboli) ed emissioni industriali (centrale termoelettrica, raffineria, traffico intenso di auto e di navi). Gli effetti per chi viene investito dalle correnti contenenti questi elementi nocivi sono considerevoli, a lungo termine possono provocare tumori.

Dunque, al di là degli enti preposti alla misurazione dell’aria, la presenza di questi ossidi e metalli pesanti è certa, data la persistenza di numerosi agenti inquinanti nella zona del milazzese. Ci si salva per via delle correnti favorevoli, ma bisognerebbe essere abili e veloci negli spostamenti. Purtroppo chi lavora o va a scuola, si trova nell’impossibilità di sfuggire alle ondate inquinanti.

 

piastrineQuali soluzioni proponiamo. Dacché nel breve termine siamo costretti a respirare alcuni dei veleni elencati, possiamo:

  • indossare mascherine antifumo e antipolvere (siglate EN 149 e minimo FFP2);
  • invitare gli amministratori ad allargare la zona pedonale all’interno delle città (il traffico sarà meno intenso e potremmo andare in giro in bicicletta o a piedi);
  • invitare la Guardia Costiera a vigilare sul possibile inquinamento prodotto dagli scarichi intenzionali (operazioni di pulizia delle cisterne ed eliminazione degli oli usati) delle navi che insistono nella zona falcata milazzese;
  • ossigenare i polmoni periodicamente con una passeggiata in montagna;
  • costituirci parte civile contro i responsabili dell’inquinamento per il relativo danno cagionato alla salute di migliaia di persone colpite da malattie respiratorie e tumori.

Ricordo a chi lo avesse dimenticato, che nel 2001 l’ASL 5 pubblicava allarmanti dati circa il tasso di mortalità per malattie respiratorie e tumori nei nove comuni del comprensorio. Li riportiamo perché non si pensi che sia tutto dovuto agli ultimi disastri ecologici:

  1. Pace del Mela 35,80%
  2. S. Filippo del Mela 32,40%
  3. Condrò 32,00%
  4. Milazzo 30,80%
  5. Gualtieri Sicaminò 29,70%
  6. Torregrotta 27,90%
  7. Spadafora 23,60%
  8. S. Lucia del Mela 22,40%
  9. San Pier Niceto 20,90%.

In pratica, si parla di numeri fra i 2 e i 3 morti di cancro e malattie respiratorie ogni 10 abitanti sul totale dei decessi dal 1991 al 2000 nei nove comuni considerati. Cinquant’anni fa una persona su 30 si ammalava di cancro, oggi un italiano su tre. Milazzo, dunque, fino a dieci anni fa rientrava nella media nazionale per malattie tumorali (ma solo perché abbiamo diversi poli super inquinati in Italia e non perché la situazione non fosse già grave), oggi la supera del 24%. Il prof. Veronesi ha affermato quest’anno che gli ammalati di cancro saranno presto 1 su 2.

Abbiamo veramente bisogno di altri dati?

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