Il Volontariato e il futuro della democrazia: la virtù pubblica e i desideri della gente

foto terzo settore piccolaIl Terzo Settore, soprattutto l’area del volontariato, oggi più che mai svolge una vera e propria funzione pubblica. Il quadro normativo di riferimento (dalla 328/2000 alla riforma del titolo V della Costituzione) è ormai corposo e ben definito e contribuisce a fare del volontariato uno dei più importanti pilastri delle politiche sociali. Basti pensare al principio di sussidiarietà, al riparto delle competenze tra le istituzioni e, non per ultimi, quei circa 5 milioni di italiani che hanno scelto di dedicarsi alla nobile attività del sostegno volontaristico.

Tuttavia manca qualcosa. Qualcosa che non coincide, come dicono in molti, con la mancanza di un ruolo politico, di una forza maggiore nell’ambito delle politiche nazionali. Al contrario, dipende da una questione culturale, dalla mancanza di una consapevolezza piena e irremovibile dell’importanza del volontariato da parte delle nostre forze politiche. Nel secolo XIX le Opere pie svolgevano una funzione di sostegno nei confronti dei più poveri, da allora molte cose sono cambiate. In meglio: c’è una maggiore sensibilità nei confronti dell’ambiente, una maggiore consapevolezza dei diritti dei consumatori, un maggiore interesse verso forme produttive alternative quali l’agricoltura sociale e il commercio solidale, una particolare attenzione verso una gestione più sana delle finanze anche attraverso la Banca Etica, le conquiste delle associazioni dei consumatori contro il mondo delle imprese molte volte legato a doppio filo con il mondo della politica, soprattutto locale, la nascita di comitati cittadini per la cura dell’ambiente e degli spazi urbani.

C’è da domandarsi perché i partiti non fanno proprie le proposte della società civile organizzata (a parte l’esperienza ancora molto giovane del Movimento 5 Stelle), perché non integrano nei loro programmi idee semplici come l’evoluzione della democrazia, lo sviluppo economico, l’interculturalità, l’ambiente, la pace, il disarmo, la cooperazione internazionale. Viceversa, gli imprenditori italiani hanno recepito il messaggio sociale e lo hanno metabolizzato a dovere (anche per guadagnare nuove fette di mercato): pensate alle fondazioni di impresa e bancarie, alla Fondazione per il Sud, per esempio. La politica, invece, sembra avere abbandonato la cultura (vedi i tagli al settore dei beni culturali, all’istruzione e alla ricerca), diventando impermeabile alla società moderna in continua evoluzione, con esigenze sempre più diverse e variegate: la casta si allontana dalla società reale e questa si allontana dalla casta.

La gente si ritrova insieme a curare interessi comuni, si parte dai condomìni, si passa ai quartieri e poi alle città. Ci si organizza, si raccolgono esperienze, ci si confronta con ambiti territoriali più o meno vicini, ci si prende cura del proprio quartiere/città come ci si prenderebbe cura della propria famiglia. Questo è un modo di pensare proprio del volontariato, del servizio sociale, di gente che, stanca di aspettare, si è rimboccata le maniche per “fare”, lavorare nell’interesse della collettività per se stessi e per i propri familiari, per migliorare le proprie condizioni di vita, perché, come ci insegna uno dei più grandi  studiosi dell’area mediterranea, Fernand Braudel, le risorse dalle nostre parti sono sempre scarse e vanno messe tutte insieme perché si possa vivere meglio.

Il progetto del volontariato è basato principalmente sul concetto di convivenza, che mette in moto il meccanismo relazionale e culturale, oggi affidato ai contatti personali e alle reti informatiche.

La democrazia di oggi, dunque, deve confrontarsi su altri presupposti se vuole sopravvivere: aprirsi ai linguaggi differenti della società reale, invece di rimanere imbrigliata nella difesa dei privilegi dei pochi, sbarrando la strada al nuovo che avanza. Sarà a quel punto che il Terzo Settore potrà liberare le proprie energie e mostrare davvero tutte le attuali potenzialità, in termini di sostegno ai beni culturali, alla sanità, all’ambiente. Sarà allora, obiettivo speriamo molto vicino, che il Terzo Settore sarà convocato al tavolo delle consultazioni nazionali per portare la voce della gente, non quella di un’elite.

Sarà allora che ogni Organizzazione di Volontariato non dovrà andare più alla ricerca di finanziamenti per sostenere i propri progetti, ma farà i progetti voluti dalla gente che necessariamente le amministrazioni pubbliche dovranno sostenere. Perché i contributi della pubblica amministrazione sono pubblici, appartengono alla cittadinanza che li versa tramite le tasse ma che non amministra. Bisogna rimpossessarsi della virtù pubblica e se la via per raggiungerla passa attraverso le Organizzazioni di Volontariato virtuose che ben vengano queste ultime.

Gli attori sociali che diventano corresponsabili dei processi decisionali: è questo il futuro della democrazia.

Oggi la legge riconosce alle associazioni di cittadini il diritto a partecipare alle politiche pubbliche (incontri di programmazione, piani di zona ecc), ma è anche vero che le istituzioni tendono a riservarsi la discrezionalità di scelta dei soggetti partecipanti, scavalcando a piè pari la produzione progettuale, la partecipazione corale e sinergica delle forze messe in campo, probabilmente per il brutto vizio della gestione del consenso.

E’ tempo di scavalcare queste posizioni facendo valere, attraverso i canali della democrazia, il peso dei desideri della gente comune.

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